tradotto dall’articolo originale di Marcin Treder.

Le radici del design user-centered.

Conosciamo tutti i principi base del design user-centered. Riconosciamo i diversi metodi di ricerca, le fasi della prototipizzazione, così come il processo di documentazione tecnica nel nostro ambiente lavorativo ricco dal punto di vista metodologico. La domanda che probabilmente vi ponete spesso, tuttavia, è come funziona tutto questo nella pratica.

Come sono in realtà i processi di UX design? Abbiamo tempo per ogni passaggio di quel processo che dichiariamo essere ideale? In questo articolo, condivido alcune riflessioni sul reale processo di UX design e vi parlerò della mia esperienza e dei miei studi. 

Design User-centered: Verità vs. Invenzione

Alcuni anni fa, sono entrato a far parte di una delle più grandi compagnie di e-commerce dell’est europa. Quando sono entrato nel mio nuovo ufficio, ho immediatamente notato sul muro un grande poster sul design user-centered (UCD). L’intero processo era descritto in tale dettaglio che rimanevano pochi dubbi sull’approccio passo-passo al design. Arredamento d’interni eccitante per un aspirante UX designer, no? Ho fissato il poster con grande speranza e ho immaginato quanto eccitante sarebbe stato in realtà seguire il processo ideale di UCD. Indovinate un po’? Non applicavano un solo passaggio del processo. Non avevano mai fatto ricerche, neppure un’analisi seria del comportamento dell’utente. Accidenti, non facevano neanche i prototipi! Questo stravagante poster stava semplicemente appeso al muro senza vergogna. 

Per i successivi tre anni, abbiamo lavorato sodo per mettere il design user-centered al centro della cultura guidata dagli sviluppatori. Ci siamo dimenticati del poster e abbiamo strutturato il nostro processo, che si adattasse bene alle capacità dell’azienda e ci permettesse di ottimizzare costantemente il nostro servizio principale. Perché non abbiamo usato un approccio teorico cristallino? Perchè non potevamo permetterci di seguire passo passo il classico processo di UCD con un sacco di diverse attività. Ci avrebbe portato via troppo tempo, e perciò era economicamente non valido – i budget per i nostri progetti erano di gran lunga troppo tirati. 

Per completare l’interfaccia utente in tempo, eravamo obbligati ad essere molto efficienti. Abbiamo utilizzato il processo UCD classico come fonte di ispirazione e realizzato un processo che fosse semplice, ma praticabile per la società. Abbiamo definito il problema, abbiamo definito lo scopo del progetto, ripetuto tramite prototipi di carta e il wireframing, mandato in produzione il codice più in fretta possibile e usato sempre uno split-test multivariato e una registrazione dettagliata della Analytics di Google. 

Il post-lancio era il momento per misurare e programmare l’ottimizzazione, che abbiamo eseguito immediatamente. Sfortunatamente, solo i grandi progetti hanno budget per test di qualità. I grandi progetti sono anche preceduti da molti diagrammi (site maps, flow charts, diagrammi concettuali) – un’attività molto raccomandata per trovare ordine in un complesso disordine di informazioni. 

Nel complesso, il nostro processo era semplice ma efficiente. Certamente, in linea di massima, era un processo UCD ma in confronto a qualunque approccio comune e al famoso poster UPA, abbiamo usato circa il 20% degli strumenti e studi consigliati.

Abbiamo pensato che gli utenti non traggano beneficio dai processi ideali del poster. Gli utenti traggono beneficio dal duro lavoro del team di prodotto; perciò, un processo semplificato è migliore di una robusta ma inattuabile teoria. 

Disegnare la user experience (ingrandire l’immagine)

All’improvviso, ho cominciato a chiedermi come facessero gli altri ad applicare la teoria UCD. Si fa tanto parlare di wireframes, ma com’è il nostro lavoro al di là dei wireframes? Ero l’unico con un approccio semplificato? Com’è il processo che sta dietro “il poster”? C’è un modello che vada bene per la maggior parte dei designer?

Perchè fare delle ricerche?

Per fortuna, stavo per trovare alcune riposte alle mie domande sul processo di design. Ero obbligato a fare i conti in totale sulla mia opinione sull’approccio UCD classico e suoi processi di design. Condividere questo mio fare i conti è la ragion d’essere di questo articolo.

  • Se sei nuovo del mondo del design UX, imparare come lavorano designer con più esperienza può essere utile.
  • Se sei un designer di lunga data, tratta questo articolo come un incentivo per riconsiderare il tuo approccio al design. Ogni giorno ci viene messa fretta sui nostri design. Questo è il momento di tirare il fiato, guardare cosa fanno gli altri e pensare a cosa funziona e a cosa no nel nostro approccio di tutti i giorni – al di là del poster dell’UCD.  

Forse ti stai chiedendo quale forza mi a convinto a rivisitare il mio approccio al processo di design. La risposta è semplice: la mia startup. Con i miei amici, abbiamo creato quaderni per i prototipi di carta per rendere il nostro processo più efficiente, e poi abbiamo creato la nostra applicazione per il wireframing collaborativo. Siamo diventati abbastanza famosi tutto d’un tratto, abbiamo fatto un venture financing e deciso di affrontare la sfida: creare un set di strumenti per il design della user experience per supportare il team di lavoro nel processo di design. 

Ci sembrava di trovarci a combattere con Godzilla (o Tywin Lanniste, se preferite Game of Thrones ai vecchi film giapponesi). Se il mio stesso UX team non poteva applicare un approccio classico, come potevo essere certo che usare un’impostazione teorica mi avrebbe permesso di creare un set di strumenti che andasse bene per il processo pratico di chiunque? Non potevo. C’è qualche modello di design che di fatto applichiamo alle nostre aziende? Non ne avevo idea.

Ci sembrava di aver bisogno di scoprire la verità sui processi di design pratici e ne avevamo bisogno subito. Ci sembrava che le nostre ricerche potessero essere di grande importanza per la comunità ed anche oltre. Una semplice equazione: un ottimo strumento per il processo di design significa meno lavoro per i designer dal punto di vista degli strumenti, che significa anche avere più tempo per il lavoro creativo, che significa quindi un design migliore per tutti quanti. 

Le sovvenzioni erano ottime, e c’era una sola cosa giusta da fare: uscire dall’edificio, sporcarsi le mani con la ricerca, scoprire e imparare di cosa consiste il processo di design pratico (se esiste), e letteralmente scovare i punti critici e rendere il lavoro del nostro team molto più semplice e piacevole. Abbiamo fatto le valige e attraversato l’oceano, metaforicamente parlando, per fare delle ricerche serie a San Francisco e nella Silicon Valley. Continua a leggere se vuoi sapere cosa abbiamo scoperto sul processo di design!

Il processo di sviluppo del cliente e una tonnellata di Individual in-Depth Interviews

La vita della startup moderna è piena di lavoro di UX design, anche se i fondatori non se ne rendono conto. Drake Martinet (Wall Street Journal, Stanford University) considera il movimento complessivo della startup come una mera applicazione dei principi di design nel campo del business. Non posso essere più d’accordo. 

Nel cominciare un nuovo progetto, c’è in effetti bisogno di parlare a persone del tuo gruppo target. Avviene ciò che ben conosciamo come IDIs (Individual in-Depth Interviews):   moderati, colloqui individuali nei quali cerchi di capire il più possibile dei problemi del tuo interlocutore di un ambito particolare della sua vita.

Il nostro gruppo di riferimento erano user experience designer, quindi abbiamo programmato più di 50 colloqui (personali e via skype). Ognuno incentrato sullo stessa tema: il processo pratico dell’UX design. Abbiamo chiesto ai designer di raccontarci del loro solito processo basandosi su uno dei loro progetti. Nel corso dei colloqui, abbiamo posto una tonnellata di domande approfondite per capirne più possibile del processo. 

Raramente abbiamo domandato dei problemi del processo di design, invece – abbiamo cercato di individuarli da soli nelle storie e poi ne abbiamo chiesto conferma chiedendolo (per esempio, “da questo capisco che X era problematico in questo particolare progetto?). Abbiamo cercato il più possibile di non influenzare i nostri interlocutori. Lasciarli parlare era importante. 

Abbiamo intervistato gli eroi dell’UX Mike Kuniavsky, Indi Young, Luke Wroblewski, Peter Merholz, Brandon Schauer, Jeffrey Kalmikoff e John Zeratksy e altri meno conosciuti ma eccellenti UX designer. Tra i nostri interlocutori c’erano designer interni, consulenti e freelancer. Incredibilmente, i problemi erano comuni a tutti e tre i gruppi. 

E’ stata un’intensa esperienza di apprendimento, e consiglio caldamente una ricerca preliminare del genere per ogni progetto. Ti darà una marea di informazioni prone all’uso – una specie di tela da cui cominciare a lavorare. 

Il processo che è emerso dalle storie dei designer

Prima di tutto non abbiamo trovato unicorni, ma cavalli da corsa in condizioni eccellenti. Nonostante tutti i processi che sono emersi dai racconti fossero in qualche modo dei processi UCD semplificati, essi erano adattati alla specialità dei designer. La flessibilità è ciò che ci permette di sopravvivere nella giungla della diversità dei progetti. I processi prendono forma per adattarsi ai progetti. 

L’approccio ad un sito di e-commerce è diverso dal modo in cui affrontiamo il design di app mobile per il settore della sanità (indovinate dove conta di più un’analisi del contesto?), e i clienti governativi sono diversi dagli stakeholder aziendali e dagli imprenditori delle startup, e così via. Con poche eccezioni, però, i processi si assomigliavano molto. C’è un modello evidente che tutti utilizziamo per disegnare interfacce nei diversi ambiti:

1. Raccogliere informazioni sul problema

Ogni UX designer deve essere una specie di detective nelle prime fasi del progetto. Bisogna riuscire a scoprire più cose possibili sulle tre P (persone, problemi e progetto). Le attività in questa fase, a differenza dell’approccio UCD classico, sono molto semplificate:

  • Incontrare il cliente (non importa se esterno o interno) e identificare i requisiti di prodotto (spesso sotto forma di un documento degli standard di prodotto);
  • Benchmarking e trend analisi (ah già, la maggior parte dei designer intervistati lo fa).

Raramente facciamo interviste con gli utenti, ma scrivere le storie degli utenti è uno degli allegati al documento di prodotto comunemente accettati. Le nostre storie degli utenti a volte sono basate sulle personas, che difficilmente abbiamo mai verificato coi dati. Studi sul campo e analisi degli obiettivi difficilmente sono utilizzate dai designer che abbiamo intervistato. 

2. prepararsi al design

Chiaramente questa è la parte di ideazione del processo. E’ completamente conquistata dagli stessi strumenti. Non ho ancora trovato un singolo designer che non usi un veloce e sommario schizzo o altre forme di prototipizzazione su carta nella prima fase del processo di design!

I designer cercano di intervenire sul materiale raccolto nel primo step del processo e cercano di trovare un design che valga la pena perfezionare. Questa fase non ha a che fare col documentarsi; riguarda la furia artistica e l’esplosione creativa. Molti di noi usano i modelli multipagina di Adaptive Path per creare velocemente schizzi generici. 

Sfortunatamente, i test sui prototipi lo-fi (low fidelity, letteralmente a bassa fedeltà, cioè che riproducono con un alto grado di approssimazione il progetto) non sono comuni. Preferiamo correre il rischio di scegliere una opzione con il cliente e cominciare il processo di rifinitura. Non molto in stile UCD, ma questa è la realtà. 

3. Design

Al contrario dell’agile approccio anti-documenti, la maggior parte dei designer intervistati creano wireframes e prototipi per documentare l’esperienza e poi li passano agli sviluppatori. 

Gli schizzi rifiniti dello step precedente sono ancora abbastanza lo-fi e di solito non vengono testati. Il design hI-fi (high fidelity, il contrario di lo-fi) è lasciato ai grafici. In termini aristotelici, noi creiamo la forma, mentre gli sviluppatori e i grafici combattono per creare la materia. La valutazione euristica è decisamente fuori moda, mentre la critica degli esperti convalidata da una spiegazione cognitiva è abbastanza popolare.  

4. Approvazione

Sorprendentemente questa è una parte importante del processo creativo. I documenti di ricerca e i prodotti di solito servono da fattori persuasivi nel processo di “convincimento”. Questo non cambia da UX designer assunti, freelancer, e consulenti. 

Il convincimento è lo sfortunato scopo del nostro processo. Nessuno di noi vuole vedere il proprio lavoro andare direttamente nel cestino, e ho visto molti ottimi progetti rifiutati solo perché la storia dietro al processo di design non era molto convincente. 

E indovinate un po’? Un sacco di designer intervistati di fatto creano una presentazione speciale per raccontare al cliente la storia del design. La presentazione mostra la fasi del processo, i prodotti e le interazioni, e hanno come obiettivo dare al cliente un accesso comodo a tutte le informazioni. 

I quattro punti riportati sopra formano un modello riconoscibile nella maggior parte dei processi di design che abbiamo affrontato con i nostri interlocutori. Forse avrete notato che in questi processi non è stato fatta molta ricerca iterativa. Tristemente, lo studio di usabilità classico non è parte fissa del processo. Perché? La risposta è semplice: il budget è tirato. I problemi che esistevano nell’azienda dove lavoravo si sono rivelati comuni. Budget tirati obbligano gli UX designer a adattare i loro processi e saltare ricerche costose. 

Credo che la risposta migliore a questo problema siano i metodi di ricerca guerriglia. Le startup adottano la ricerca guerriglia come parte del processo di sviluppo della clientela, ma le aziende più “mature”, secondo me, hanno stranamente paura di questi metodi di ricerca spontanei e metodologicamente discutibili, ma efficienti e economici. Una delle sfide della comunità di UX design degli anni a venire sarà rendere popolari i metodi di ricerca guerriglia e portarli nei nostri processi di disegno di tutti i giorni.

Houston, abbiamo diversi ripetuti problemi.   

Durante la nostra ricerca, abbiamo cercato di individuare i problemi ricorrenti nei processi di design dei nostri interlocutori – il così chiamato percorso del dolore. Abbastanza sorprendentemente, si riscontravano problemi simili in quasi tutti i colloqui individuali. Appartemente, molti di noi vivono a braccetto con tre problemi duri e irrisolti che tendono a rallentarci:

1. Diffondere la comprensione del processo di design

Come coinvolgere tutto il team nel processo e mostrargli che gli UX designer non sono persone a cui manca talento grafico e nonostante questo insistono a voler disegnare qualcosa? Come insegnare che c’è la user experience dietro ai wireframe?

2. Comunicazione con il team

Come comunicare con il team durante il processo e di fatto utilizzare i diversi punti di vista dei colleghi per valutare i prodotti del design?

3. Dimostrare il processo per convincere

Come presentare il processo di design al cliente e agli sviluppatori per convincerli veramente, sia formalmente che psicologicamente?

Uno degli UX designer intervistati ha detto:

Sai qual è la cosa più dolorosa del mio lavoro? La burocrazia. Dover andare alle riunioni. Preferirei disegnare che combattere per ogni minimo dettaglio. Dovremmo fare almeno una parte del lavoro online invece che di persona. Fare il processo di approvazione online, invece che in riunione.

Un altro ha detto:

E’ molto difficile mostrare il processo ai clienti e diffondere un po’ di comprensione sull’importanza del design.

Probabilmente abbiamo provato tutti a risolvere questi problemi un numero infinito di volte, ma ci mancano ancora metodi veloci ed efficienti. Questo risulta in meno tempo per il lavoro creativo e la ricerca. 

La mia ipotesi è questa. Noi come UX designer dobbiamo risolvere i tre problemi dolorosi identificati sopra per avere più tempo per il lavoro creativo e la ricerca. Dobbiamo dimostrare il nostro lavoro dietro ai wireframe, diffondere la comprensione dell’UX design e, infatti, sapersi vendere sia internamente (all’interno del gruppo di lavoro) sia esternamente (al di fuori del gruppo di lavoro, di fronte a clienti e investitori). Questa è la ricetta per aumentare la nostra efficacia. 

I nostri processi UX di tutti i giorni hanno bisogno di correzioni, e dal momento che condividiamo il modello del processo e i punti dolenti, possiamo risolverli insieme. Questo è probabilmente il risultato migliore di questa ricerca. 

Risultato della ricerca

La ricerca mostra che gli UX designer modificano costantemente il complicato approccio UCD classico. Meno enfasi sugli studi di usabilità iterativi e un range ridotto di attività di design (in confronto all’UCD classico) sono i tratti principali dell’attuale processo di design pratico che è emerso dalla nostra ricerca.

Un processo fatto su misura per le capacità della nostra azienda e dei nostri clienti si è dimostrato in genere efficace, ma ancora causa alcuni problemi ricorrenti che devono essere eliminati. 

Questo è, generalmente, lo stato delle cose nel nostro campo. Non fraintendetemi: non intendo criticare l’approccio UCD classico – serve ancora da ispirazione per il nostro lavoro. Dopo tutto, sono felice di aver lavorato in quell’ufficio con la “vergogna” appesa sopra la mia testa (sì, intendo il poster dell’UCD), che mi ha ricordato costantemente del bisogno di rifinire il processo. Ho imparato che ciò che è importante, nonostante tutto, è un processo praticabile – utilizzabile, adattato alla cultura dell’azienda e finanziariamente efficace. 

Dopo aver parlato con dozzine di UX designer, ho cominciato a chiedermi, comunque, se dovremmo creare una versione del poster che mostri questa versione del processo. Potrebbe aiutare molti aspiranti UX designer a fare il loro primo passo nel campo e potrebbe essere efficace com strumento educativo per i nostri clienti interni ed esterni.

Dopo tutto, il nostro lavoro non è neanche lontanamente costoso e lungo come il vecchio poster diceva. 

P.S. Lo studio del processo e dei problemi individuati ci ha ispirati a creare “the UX Design System” – è un work-in-progress, e sarei contento di sentire il vostro feedback.

Altre risorse

35 eccellenti risorse per il wireframing”, Cameron Chapman

kit per il wireframe, UI design, PDF e risorse gratuite”, Aquil Akhter

Disegna meglio e più velocemente con Rapid Prototyping”, Lyndon Cerejo

Modelli in pdf stampabili per schizzi, wireframe e annotazioni gratuiti”, Paul Andrew

immagine di copertina: credits a Wireframe website.

 Marcin Treder

Marcin Treder è un entusiasta del design che letteralmente vive per il creare la migliore UX possibile. Dopo anni come UX designer e UX manager si è concentrato sulla sua startup UXpin che fornisce strumenti per UX Designer in tutto il mondo. Gli strumenti di UXpin sono usati da designer in società come Google, Apple, Microsoft, IBM, Salesforce. UXpin è stata di recente votata come la miglior startup dell’europa centrale e dell’est. A Marcin piace scrivere (tra gli altri per UXmag, DesignModo, SpeckyBoy…), bloggare (Blog UXpin, UXAid, Startup Pirate) e twittare (@uxpin, @marcintreder)